I RACCONTI DI SCHIAPPUTER
FIGLIA DI UN DIO MINORE


A S.Maria del Giogo sul Lago d'Iseo

Oggi ho usato parecchio il Golitamacchio supermotard racing e mi duole il polso sinistro... è rimasto debole e fa male, quando è sollecitato, da quell'estate di molti anni fa...

Un estate fantastica: andavo poco in moto; in garage un vecchio Ducati 350 bicilindrico coperto di polvere e 1 px 125 bianco e senza freni col quale raggiungevo il maneggio... già il maneggio... era il tempo della grande passione per i cavalli.

Eravamo 3 amici accomunati dalla passione per i cavalli che Flavio, il gestore del maneggio "Il Cedrone" ci aveva trasmesso e avevamo tentato l'impresa che ci affascinava e spaventava al tempo stesso: un trekking che da Villongo ci aveva portato fino alla valle delle Messi sopra S.Apollonia, sulla strada per il Gavia.

Un viaggio per sentieri attraverso la Franciacorta, le montagne della sponda bresciana del lago d'Iseo e via lungo la Valcamonica, poi un campo base in una cascina diroccata al secondo tornante della strada per il Gavia e 1 settimana a cavallo per il parco dello Stelvio e poi il rientro.
Insomma 2 settimane in tutto, all'insegna dell'avventura in simbiosi coi cavalli e con momenti meravigliosi. Ricordo con commozione l'inseguimento di un camoscio in valle di Viso, le marmotte che correvano curiose tra le zampe dei cavalli nella vallata lunare posta dopo il passo del Forcellino, a nord del rifugio Bozzi, le notti trascorse in stalla coi cavalli mentre fuori fischiava un vento gelido, il risveglio con le cime imbiancate dalla neve, la fuga da un cinghiale femmina inferocito perchè aveva con se i piccoli.

Generosi i cavalli, quanto e più di una moto, con in più il fremito della vita e l'imprevedibilità di uno scarto inaspettato; Princess una femmina criolla, Gosha uno stalloncino arabo e Roano, un paziente argentino di cui mi fidavo ciecamente.


Sulle piane di Nistisino e Roano con Schiapp ed il piccolo Pietro

Insomma tornammo da quella vacanza con l'esperienza di aver guadato il fiume Oglio in piena, di essercela cavata su sentieri impossibili, e di essere diventati autonomi.

Al ritorno al maneggio trovammo una nuova appassionata, Teresa, la figlia di un pezzo grosso di una multinazionale americana, in vacanza in Italia. Aveva un handicap: le gambe paralizzate, ma amava tantissimo i cavalli.

I miei amici dovevano rientrare al lavoro ma io avevo ancora una settimana di ferie. Teresa era entusiasta per i trekking e al racconto della nostra avventura mi chiese se potevo portarla a fare un piccolo giro, di pochi giorni, sulle alpi Orobie, fino alle cascate del Serio.
Con un po' di incoscienza acconsentii; in fondo, nonostante l'handicap, Teresa montava discretamente con la sella speciale dotata di appigli per reggersi; in più di Roano mi fidavo; io presi Gosha, lo stalloncino arabo grigio proveniente dalla Russia capace di fare passi d'alta scuola.

I primi 2 giorni andarono bene, il tempo era buono, i cavalli allenati e tranquilli. Fu sopra Novazza che il tempo si guastò improvvisamente; nuvole basse, una pioggerellina fitta e sbagliai il sentiero. Mi accorsi troppo tardi di aver imboccato una via che andava a perdersi in un dirupo con uno strapiombo alto oltre 200 metri.

Il sentiero terminava in un piccolo spiazzo sufficiente a far girare un solo cavallo, non due. Scivolai giù di sella e spiegai a Teresa che io andavo oltre lo spiazzo, giravo Gosha, mentre lei, stando in sella, doveva fare la stessa cosa con Roano, nello spiazzo, tenendo la testa del cavallo a valle mentre lo girava su se stesso. Purtoppo Gosha nonostante i ramponi e le punte in vidia sotto i ferri, a causa del fondo viscido, perse l'appoggio dei posteriori e inizio a scivolare a valle. In un disperato tentativo mi aggrappai alle redini per salvarlo, col risultato di essere catapultato su una roccia alla quale mi aggrappai con la mano destra, mentre la sinistra era slogata dallo sforzo inutile. Il nitrito disperato di Gosha che andava a sfracellarsi sulle rocce sottostanti mi avrebbe turbato per molto tempo.

"Aiutami" dissi a Teresa "non voglio morire e con una mano non resisterò a lungo appeso qui"

"Che devo fare?" mi disse lei visibilmente terrorizzata...

"Scendi di sella, i laccioli dietro la sella...c'è la corda... la corda che usiamo per i cavalli di notte... legala al pomo della sella di Roano e buttamela qui, poi scivola avanti a Roano."

"Come faccio? Non so camminare..."

"E allora striscia cazzo!!! Muoviti!!!"

La vidi scivolare giù da cavallo, poi abbarbicarsi alla cinghia del sottopancia posteriore di Roano, attaccarsi ai laccioli coi denti mentre scioglieva la corda lunga. Io le dicevo "Brava... coraggio... e pregavo che Roano stesse immobile. Roano mi guardava spaventato e nella mia paura gli attribuivo pensieri... assurdo... un cavallo non può pensare...; la mano che stringeva lo spuntone di roccia faceva male e sanguinava... sotto di me uno strapiombo infinito.

Dopo un tempo che mi parve lunghissimo, Teresa riuscì nell'intento e, dopo esser rimasta un attimo in piedi, da sola, si lasciò cadere e scivolò davanti a Roano. Mi lanciò un capo della corda. Con la mano slogata me la passai, soffrendo, nella cintura dei chaps e diedi l'ordine a Roano. "Back Roano... Back!! Roano mi guardò quasi ad assentire ed eseguì ubbidiente l'ordine... appena sentii la corda in trazione mi ci aggrappai con la mano destra... passo dopo passo il fedele argentino, camminando all'indietro su un sentiero largo 30 cm, mi salvò la vita.

Io e Teresa ci guardammo negli occhi muti... la aiutai a rimontare in sella nel piccolo spiazzo e ci riavviammo verso il sentiero giusto...
Con Gosha avevamo perso la tenda; i cellulari non si sapeva cosa fossero e, liberato Roano dalla sella, ci coprimmo con il suo sottosella in pile, per pernottare in un prato. Era buio e aveva smesso di piovere. Teresa si strinse a me. "Voglio fare l'amore" mi disse.
La guardai sorpreso... "Voglio sentirmi viva, voglio sentirti vivo, voglio fare l'amore con te o non mi vuoi perchè sono handicappata?! Ho un cuore un cervello e una figa anche io, non sono la figlia di un Dio minore!"

Non so se per la tensione, la voglia di sentirmi vivo, il desiderio a quale altro motivo, ma ci trovammo a fare l'amore, una, due, tre volte e al termine le dissi... "Oggi ti ho visto stare in piedi un attimo sulle tue gambe, forse è un regalo del destino per sistemare un'ingiustizia vecchia di tanti anni fa... ed è la seconda volta che devo la vita a una persona che è senza l'uso delle gambe..." "Vuoi raccontarmelo?" Mi chiese...

Era successo molti anni prima, in Canada, la mia prima gita a cavallo sulle Rockies, con Hendricksonns, il miglior addestratore di muli che avessi mai conosciuto. Mi stava portando in passeggiata su un sentiero piuttosto stretto, quando d'improvviso dietro una svolta il sentiero era franato. Una situazione quasi gemella a quella che avevamo vissuto io e Teresa. Hendricksonns, senza il minimo dubbio mi aveva detto: "tu gira qui il cavallo" mentre io tento di girarlo laggiù e sospinse il cavallo nel burrone che portava qualche decina di metri più sotto nel torrente. Il suo pur ottimo Stock Horse (cavallo da lavoro) non ce la fece a restare in piedi ed entrambi rovinarono per qualche decina di metri fermandosi sul greto del torrente. Il cavallo si era rotto le zampe anteriori sulle rocce e anche Hendricksonns che era rimasto sotto il cavallo non era in condizioni di camminare. Riuscì a sfilarsi da sotto il cavallo, estrasse la sua colt, sparò al cavallo e mi disse: "torna indietro... a 8 ore da qui verso ovest c'è un posto di osservazione dei rangers, vacci e digli di venire qui a prendermi, non posso camminare. La pistola la tengo io; tu fidati del tuo cavallo e vai verso ovest!

Obbedii o meglio tentai di obbedire, ma mi persi e vagai tutto il giorno, la notte e il giorno dopo.

La sera dopo, oramai distrutto ed infreddolito mi fermai a dormire per terra, legandomi le redini al polso, quando il cavallo si irrigidì per dei rumori. Guardai col cuore in gola e vidi arrivare 2 rangers a cavallo, col winchester in mano, poggiato sulla coscia.

"E' un po' che seguiamo le tue orme ragazzo" mi disse il più anziano dei due, stai girando in tondo, e sovrapposte alle tue abbiamo visto quelle di un grizzly e col bowie knife (coltello da trapper) che hai alla cintura con un grizzly non ci fai molto.

La mattina dopo arrivammo da Hendricksonns... Era ancora vivo, si salvò ma perse una gamba, maciullata nella caduta.

Restò per tutta la vita un superbo cavaliere, molto più bravo di me anche con una gamba finta...

"Prima ti ho visto stare in piedi da sola per un attimo... puoi farcela a camminare, fallo per me, fallo per Hendrickssons."

Teresa annui... si aggrappò a me e riuscì ancora a restare in piedi un istante... In segreto la aiutai a fare esercizi, finchè riuscì davvero a muovere i primi stentati passi e il giorno prima della sua partenza per gli States, fece la sorpesa ai suoi alzandosi da sola davanti a tutti.

Fu un momento di grande commozione... uno dei pochi vissuti veramente... il giorno dopo quando la accompagnai con la sua famiglia all'aeroporto, mentre la salutavo con la mano sinistra, il polso mi doleva, come stasera...

Schiapp


Gosha, lo stallone arabo


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