I RACCONTI DI SCHIAPPUTER
L'ULTIMA TENTAZIONE
Dedicato a: tutti coloro (e sono tanti) che vivono, senza avvedersene, una vita non loro...

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Secondo capitolo (html web) -o-o- Secondo capitolo (.PDF stampa)
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PREFAZIONE

Alcuni personaggi di questo racconto sono inventati, altri no, alcuni episodi sono veri altri no.

In particolare il buon amico Sveno che realmente ha rischiato la pelle e perso un fratello durante la seconda guerra mondiale a Viso, gode di ottima salute e non ha nipoti scapestrati come Tista, che pure è un personaggio reale... il mio farlo morire vuol essere semplicemente un allungargli la vita visto che l'ha dedicata sempre agli altri, meritando ampiamente il premio della bontà. Tutte le volte che son giunto in moto a Pezzo d'inverno battendo i denti per il freddo ho sempre trovato un caffè caldo a casa sua. Persona d'altri tempi di cui si è perso lo stampo. Purtroppo l'Aids ha portato via Tista, ma son convinto che lui continui a vivere nell'amore di Teresa, per sempre. Per il resto, chi ha delle chiavi di lettura psicanalitiche può intravedere in questo libro il lavoro di ricostruire una storia e ricollocare Io, Es e Superio nelle loro giuste dimensioni; chi non possiede queste chiavi forse lo troverà comunque un piacevole racconto che affronta senza totem e tabù i limiti dell'uomo e di Dio.

Buona lettura

PRIMO CAPITOLO

Cap.1 - Paragrafo 1: Frammenti di vita

Valle di Viso - metà del secondo decennio del 21 secolo, dopo le ultime guerre in Oriente contro il terrorismo islamico.

Avevo passato i 50 anni e vivevo ormai da solo in alta val di Viso. In baita l’unica compagnia era Gosha, il mio fedele stallone berbero, e qualche animale da cortile. Niente radio, né televisione, né giornali. Il cellulare - utile per le emergenze - era spento da tempo immemorabile.

Un paio di volte al mese mettevo il basto a Gosha e scendevo a Ponte di Legno per far provvista delle poche vettovaglie di cui abbisognavo. Per Gosha c’erano pascoli a volontà e 2 volte l’anno facevo portare orzo e biada.

Una fresca mattina di settembre mi stavo recando a Ponte di Legno, quando vidi una camionetta dei carabinieri che si fermava in piazzetta a Pezzo e ne scendeva un ragazzo di circa 25 anni, accompagnato da 2 militari.

In piazzetta c’era Sveno, un anziano che dimorava in una baita poco distante dalla mia. Dopo aver confabulato qualche minuto coi carabinieri, Sveno prese in consegna il ragazzo e riprese la via di casa. Passandogli a fianco, gli chiesi incuriosito cosa accadesse.

"Questi è Tista, mio nipote" rispose Sveno "E’ di Brescia, è rimasto senza genitori e si droga. Continua a scappare dalla comunità terapeutica e allora lo hanno affidato a me. O sta con me o va in galera. Non me la son sentita di mandarlo in galera."

Uomo di poche parole Sveno, e segnato dai dolori di una vita. In val di Viso aveva rischiato di perdere la vita a causa dei nazifascisti durante la seconda guerra mondiale e vi aveva perso un fratello fucilato dalle belve umane.

Osservai il ragazzo, magro e macilento. Dalle maniche corte del giubbino fuoriuscivano due braccia scarnificate con grosse vene puntate di rosso e dure come il marmo. Lo sguardo mobilissimo si spostava a frugare ogni angolo della piazza, come è abituato a fare chi vive da animale braccato. Aveva ancora addosso la "scimmia".

"Ragazzo, hai scelto una brutta strada per arrivare prima al camposanto" gli dissi, e, salutato Sveno, ripresi la mia strada.

Nelle settimane seguenti, le cure di Sveno, l’aria buona e il cibo genuino, accompagnate dall’assenza di quelle porcherie che Tista era solito infilarsi nelle vene, fecero rifiorire il ragazzo.

Veniva spesso a trovarmi in baita Teresa, una giovane di Pezzo, innamorata dei cavalli. Io le insegnavo a montare e ad accudire il cavallo e lei in cambio mi portava qualche ghiottoneria da mangiare: una torta, un piatto di pizzoccheri, un salame nostrano.

Una mattina le stavo insegnando qualche passo d’alta scuola che Gosha sapeva eseguire egregiamente, quando capitò da noi Tista.

"Che fai in giro da solo?" Gli chiesi allarmato.

"Non preoccuparti, Sveno lo sa e mi ha dato il permesso, anzi mi ha ordinato di venire da te. Lui è andato su a Ercavallo a controllare le sue pecore."

"Ciao" lo salutò Teresa che, pur amando la montagna e la sua gente, aveva un’espansività insolita per una montanara. "Mi aiuti a dissellare e a strigliare Gosha?" Gli chiese.

Tista annuì e da quel momento fra i due ragazzi nacque un’amicizia e una complicità che noialtri adulti non sapevamo se interpretare favorevolmente o con timore.
Tista per noi era il drogato, il "diverso" e ciò che è diverso fa sempre un po’ paura e volentieri tendiamo ad emarginarlo.

Però col passare dei giorni, imparammo a conoscere e ad apprezzare quel ragazzo, che in fondo era una pasta d’uomo, anche se continuava ad aver i modi e l’aria del fuggiasco.

Teresa lentamente gli insegnava i segreti e la cultura della montagna; Tista imparò a conoscere il cervo, il capriolo, la volpe e la faina, i fischi delle marmotte e l’aquila reale che volteggia maestosa sulle alte cime. Imparò che il bosco è sacro, perchè protegge il paese dalle valanghe, imparò a distinguere una vacca da una manza, a fare il burro, il formaggio e un sacco d’altre cose che in città non avrebbe mai imparato.
E pian piano la gente del paese inizio ad accoglierlo e andava fiera di come Teresa insegnava a quel giovane l’arte di vivere e rispettare la montagna.

Anche Sveno era felice; non era più giovanissimo e il pensiero che Tista andasse d’accordo con Teresa gli rendeva meno greve questa inattesa responsabilità paterna. Purtroppo sapeva che la dipendenza psicologica dalle droghe è dura a morire.

Cap.1 - Paragrafo 2: La confessione di Tista e le risposte di Schiapp

Un giorno che Teresa era dovuta scendere in valle per accompagnare sua madre a far delle commissioni, Tista venne da me. Era nervoso e lo si vedeva da lontano.

"Che hai che mi pari tarantolato?" gli chiesi.

"Ti devo parlare" rispose teso.

"Va bene, non è il tempo che manca qui; aiutami a portare il fieno a Gosha e il granturco alle galline, poi ci sediamo davanti al caminetto... un pezzo di pane e formagella e un bicchiere d’acqua fresca, così non ti si secca la gola ed io ascolto."

Tista iniziò a raccontarmi la sua vita, gli ultimi 3 anni vissuti da bestia, l’alcool, la droga, gli scippi, i furti, i dispiaceri della mamma, morta poi di crepacuore, lo spaccio e i conti in sospeso con Traversino, uno spacciatore che lo riforniva.

"Capisco" gli dissi per fargli capire che gli ero vicino, ma lui mi urlò: "No, non puoi capire, non puoi capire che significa la "Roba", averne bisogno ogni giorno, bucarsi usando nella siringa l’acqua del radiatore della macchina perchè non c’è altro in giro, farsi buchi negli angoli più nascosti del tuo corpo perchè gli altri non vedano, chiedere alla tua ragazza di bucarti perchè, dopo 5 tentativi non riesci a centrare la vena e sei un colabrodo... e prostituirti per avere i soldi... e rubare... e le sere passate alla stazione di Brescia dove ronzavano vecchi finocchi e fare di tutto con quei vecchi, pur di racimolare i 50 euro per la dose... eppoi gli scippi... gli occhi terrorizzati delle vecchiette quando chiedevi loro la borsetta con la siringa sporca di sangue in mano... finchè mi hanno preso quel pomeriggio mentre uscivo dalla finestra di un appartamento... il processo... il carcere... bell'ambiente quello... e poi l'ingresso in comunità e la fuga e di nuovo dentro... senza mai pace... senza mai fine... sempre alla ricerca della dose..."

Sorridevo pensando al principio della nevrosi: fare una cosa perchè hai nelle viscere la coazione a doverla ripetere e non perchè vuoi farla liberamente e ricordavo i discorsi di tanti anni prima sul voler bere un bicchiere di vino perchè piace o sul doverlo bere per non star male...

"Ma prima di arrivare al buco, di chiedere aiuto ai tuoi genitori non ti è mai venuto in mente?" Gli chiesi.

"I miei genitori non mi capivano, mio padre fuori casa era brillante, divertente, faceva la corte a tutte le donne che incontrava, poi rientrava in casa, si sedeva in poltrona e diventava assente, si incupiva, non aveva più alcun interesse se non incazzarsi ferocemente con me per tutto e impedirmi di uscire con gli amici e di vivere; mia madre sempre piena di doveri che si preoccupava di tutto e mi faceva vivere sotto una campana di vetro... poi mio padre si fece l'amante, ma mia madre a un certo punto lo scoprì... scenatacce, mio padre le chiese scusa, andò in pensione, si rinchiuse in casa vivendo come un'ameba in poltrona davanti alla televisione."

"Di tutto quel che mi racconti la cosa più grave è che tuo padre ti ha rubato la sua allegria e la sua felicità... fuori la viveva e appena rientrava in casa metteva una maschera di plastica, come fanno molte persone. E' tutta questione di scelte... seguire la propria felicità o vivere per dovere accanto a persone che non ami... Io credo che tuo padre non amasse tua mamma e rientrava solo per dovere. In questi casi sarebbe meglio uscire dalla gabbia... Stando lì per dovere non è riuscito a darti niente di più di quello che avrebbe potuto darti uscendo di casa e vivendo con la sua amante o - meglio - mi piace dire con la donna che amava... Ascolta Tista... io ho iniziato a risolvere i miei guai solo quando ho capito che era inutile colpevolizzare gli altri specie i genitori... Sicuramente i genitori non sono perfetti ma se per assolvere noi cerchiamo in loro la colpa, risalendo di generazione in generazione (perchè anche i loro genitori hanno sicuramente fatto sbagli) finiremo per colpevolizzare Adamo ed Eva e penseremo di aver risolto la cosa... Il vero problema è avere il coraggio di vedere quanto noi siamo stati conniventi con loro. Mi spiego meglio... Io ho colpevolizzato molto mia madre per avermi abbandonato da piccolo nelle mani di tutti i parenti perchè doveva lavorare, poi l'ho colpevolizzata perchè ad ogni minimo mio capriccio si strappava i capelli e minacciava di andare a gettarsi nel fiume (era sconvolta da 2 aborti avuti dopo la mia nascita)... e perchè era la classica madre ansiosa piena di divieti: "Non sudare, non sporcarti, non andare a giocare all'oratorio" Cosa c'è di più castrante nei confronti di un bambino che impedirgli di sudare? Significa impedirgli di correre, di scoprire la propria corporeità... poi l'ho colpevolizzata perchè per una minima defaillance scolastica mi ha mandato in collegio, costringendomi ad abbandonare gli amici e una ragazza che vedevo volentieri. Il problema è che io non mi sono mai ribellato a questo stato delle cose. Avrei potuto andare lo stesso all'oratorio, sudarmi, sporcarmi e prendere 2 ceffoni al ritorno; avrei potuto calarmi dalle finestre del collegio di sera con le lenzuola, come facevano altri ragazzi, ma ho sempre avuto una connivenza di fondo con questa madre che bypassava le emozioni per me, non facendomi vivere sentimenti veri.

Il giorno in cui ho capito che c'era una responsabilità mia... preferisco parlare di responsabilità e non di colpa... ho capito che potevo aprire certe porte della mia mente e vivere emozioni e sentimenti, come amore e odio anche in modo violento in prima persona. Poi non sempre tutto va per il verso giusto... tu sei innamorato di Teresa a quanto vedo e Teresa è una ragazza libera e serena... ebbene... la donna che più ho amato e che più ha amato me viveva in una prigione e non ha avuto la forza di uscirne..."

"Vuoi raccontarmelo?" disse Tista curioso.

"Si... forse ti può aiutare a capire quanto sei fortunato... è una storia di parecchi anni fa. Allora giravo parecchio in moto e nell'ambiente dei motociclisti conobbi Tina - così si chiamava - Aveva un paio d'anni in meno di me ed era una ragazza dolcissima... Il problema è che aveva interiorizzato una forte volontà autopunitiva che le impediva di essere felice. Quando la conobbi viveva con un uomo, buono, al quale voleva bene, ma che non amava..., non era di qui, un certo Carmelo, che, secondo me, le era servito come paracadute per abbandonare una storia precedente. Purtroppo Carmelo dopo pochi mesi di convivenza, si era rivelato una persona ben diversa da quella che sembrava all'inizio. Possessivo, chiuso, taciturno, le aveva imposto, uno dopo l'altro una serie di divieti: ...insomma alla fine Tina si era trovata da adulta a vivere una situazione di prigionia, senza amicizie, senza dialogo, senza emozioni... I tentativi di parlare venivano soffocati con il solito "Non serve parlarne... le cose vanno a posto da sole." Il suo desiderio di sposarsi, di avere un figlio, veniva sempre denegato. Insomma in breve tempo Tina si ritrovò a condividere un appartamento con un inquilino che lei non amava... E a questo punto noi ci conoscemmo... iniziò prima un'amore di cervelli e poi pian piano la cosa si spostò a livello fisico. Con Carmelo un mutismo esasperante condito di falsi sorrisi e di pianti disperati nascosti, con me un colloquio e una dolcezza inauditi, ma riservati ai pochi attimi quando la voglia di deprimersi e di annichilirsi non prevaleva in lei. Ma lei non riusciva a parlarne con lui e lui era sordo... Dopo 2 anni di convivenza trascinata lui non era riuscito una sola volta a prendere anche solo le mani di Tina tra le sue e a chiederle: "Come stai?". Insomma lui era la negazione della realtà fatta persona e lei dal canto suo non riusciva a parlare per paura di fargli troppo male... aspettava che fosse lui ad uscire dalla sua vita. Nessuno dei due era felice... Uniti da una profonda tenerezza... divisi dall'amore... E io ero in stand by, finchè mi accorsi che così ero in una gabbia... lo dissi a Tina in quanto ritenevo che una corretta comunicazione degli stati d'animo fosse basilare in ogni rapporto profondo, ma alla fine mi arresi... impossibile tirare fuori una persona dalle sabbie mobili standone fuori o entrandoci con entrambi i piedi... bisognava avere un piede dentro e uno fuori ben saldo, ma questa era una modalità che lei non accettava. L'esperienza a me servì... volevo intervenire e parlare con Carmelo ma riuscii a farmi una ragione del fatto che non si può intervenire a risolvere i problemi per conto terzi; insomma al prezzo di un grande dolore collocai al giusto posto le mie fantasie di onnipotenza ridimensionandole e accettando il limite di non poter vivere con la persona amata.... in fondo anche una persona che ricorre alla droga ha un grosso senso di onnipotenza che caratterizza la sua personalità e che gli impedisce di capire il vero pericolo connesso con l'uso della droga... in fondo è una razionalizzazione difensiva la rivendicazione di essere diversi, quasi eroici in una vita che prende le distanze dalla quotidianità borghese e protesa verso grandi e terribili cose... in parole povere significa che un tossico è un malato che pensa di vivere meglio e diversamente dagli altri e pensa così solo per non vedere che è malato... Tu hai già capito questo pericolo e lo dimostra il fatto che sei qui a parlare con me per arginare il male e le tue angosce, ma credimi... è stato solo un caso che oggi qui tu sei il tossico e io no; io e te siamo molto simili e se avessi incontrato la droga sulla mia strada oggi sarei come te perchè ho la tua stessa malattia... poi la tecnica oggi ha creato molecole terribili e molto più potenti del vino o dell'oppio..."

"Ma poi com'è finita? Tina è tornata a far l'amore con Carmelo?" Mi chiese Tista in evidente imbarazzo per le parole che dicevo...

"Non lo so" risposi. "Spero di no per lui. Sai è molto avvilente fare sesso... non userei la parola amore... con una donna che non ti ama; a qualche livello lo percepisci e la cosa è umiliante... ti par di far l'amore da solo..."

"Comunque tornando a te Tista, oramai quello che hai fatto non lo puoi cambiare, ma oggi è il primo giorno del resto della tua vita e puoi riprogettarla completamente, magari con Teresa, mettendoti in relazione con lei e ricollocando in maniera più adeguata l'onnipotenza!"

"E’ questo il punto" scoppiò a piangere Tista. "Io l’amo, ma non ho futuro, sono sieropositivo e non so quanto mi resta da vivere... senza contare che ho un grosso debito con Traversino, un grosso spacciatore... gli ho rubato un "pacco di roba" e questo è un motivo sufficiente perchè lui mi ammazzi quando mi trova. Non voglio che Teresa corra dei pericoli."

"Cosa puoi fare?" gli chiesi.

"Non so... andare via lontano..."

"Un’altra fuga? Continui a scappare tutta la vita? Puoi solo dire la verità a Teresa e vedere cosa ne pensa lei!"

Andammo avanti a parlare tutto il giorno e tutta la notte, finchè il mattino dopo Sveno preoccupato venne a cercare suo nipote.

Un paio di giorni dopo Sveno mi disse: "Non so che razza di sciamano tu sia, ma dopo aver parlato con te Tista è diventato un altro... più calmo, sereno... gli leggo la speranza negli occhi"

Di atrocità nella vita ne avevo viste e sentite tante, ma credo che la vita fosse stata molto dura per Tista... in fondo era solo un ragazzo di 25 anni... Sorrisi... ero riuscito a trasmettergli il messaggio giusto.

Tista prese presto la decisione: ne parlò con Teresa e lei fece un atto d’amore: lo abbracciò e lo tenne stretto senza parlare, con 2 lucciconi agli occhi.

Cap.1 - Paragrafo 3: Il dramma

I 2 ragazzi si fidanzarono; sapevano di non poter aver figli, sapevano che non sarebbe durato molto il loro idillio, ma in fondo chi può sapere quanto dura un amore?

Avevano deciso - nonostante l’autunno inoltrato di fare una piccola festicciola al Pra’ del Rum... una costinata con pochi intimi.

Io ne ero felice... la strada che porta al mettersi in relazione profonda con un altro essere umano è la più importante in questo mondo e Tista e Teresa la stavano percorrendo.

Il giorno della costinata ero un po’ in ritardo e stavo salendo all’area picnic in sella a Gosha, quando da qualche decina di metri di distanza vidi che fuori dall’area picnic c’erano Tista, Sveno, Teresa e un tizio che non conoscevo e purtroppo questo tizio urlava e brandiva una pistola.

Capii in un attimo che Traversino era venuto ad esigere il suo tributo di denaro o di sangue e in un attimo impugnai la roncola - appesa alla sella western di Gosha e lo spronai verso lo spacciatore.

Io e Gosha ci intendevamo col pensiero, dopo tanti anni e tanti chilometri in giro per le Alpi. Lui si fidava di me ed io di lui e ubbidiente si lanciò in una carica verso lo sconosciuto.

Vidi una vampata uscire dalla pistola e nello stesso tempo Sveno pararsi davanti a Tista. Poi vidi Traversino girarsi verso di me e sparare una, due, tre volte. Gosha - a nari frementi volava verso la pistola fissando con occhio vitreo le vampate che uscivano dalla canna, finchè passando a fianco dell’assassino un colpo di roncola gli recise il collo uccidendolo all’istante. Tornai indietro e mentre Tista soccorreva Sveno, Teresa mi urlava "Scendi subito!!!"

Balzai a terra. Il petto di Gosha era una macchia unica di sangue che per via del sudore si espandeva rapidamente. Pochi istanti e Gosha stramazzò al suolo. Soffrii come se avessero ammazzato un cristiano. E pure per Sveno non c’era più nulla da fare. Colpito in pieno petto esalò l’ultimo respiro nelle braccia di Tista. Il cielo parve rabbuiarsi ed ebbi come la sensazione che le montagne si stringessero attorno a noi quasi in un abbraccio di protezione.

Per la seconda volta in meno di un secolo la valle di Viso aveva visto spargere sangue innocente. La volta precedente era accaduta durante la seconda guerra mondiale... un rastrellamento ad opera dei nazifascisti alla ricerca di partigiani. Non trovarono partigiani, ma solo un gruppetto di pastori. La voglia di vendetta era grande e tutti quelli che riuscirono ad acciuffare finirono contro il muro di una baita di Viso... il muro divenne purpureo... Sveno all'epoca era un bambino... si salvò per miracolo e grazie alla pietas di uno degli inseguitori... si nascose sotto alcune fascine di legna in un vicolo tra 2 baite e uno dei fascisti che pur lo vide, finse di non averlo fatto... forse aveva anche lui dei figli... forse era stanco di sangue... fatto sta che Sveno visse e nonostante il dolore per la scomparsa di un fratello e di altri 4 amici ebbe la prova che il buono può emergere nelle situazioni più disperate. Strana la signora con la lunga falce, venuta a esigere il suo tributo di sangue nello stesso posto 70 anni dopo.

Due giorni dopo, un cielo plumbeo accompagnò il funerale di Sveno. Il sacerdote che officiava il rito rivolgendosi a Teresa e Tista disse loro che quella non era una cerimonia di dolore, che Sveno mettendosi davanti a Tista aveva compiuto un gesto d'amore e che per loro diventava un dovere essere felici, inseguire la loro felicità acchiappandola coi denti e con le unghie... solo questo dovevano, a se stessi e a Sveno. Mentre uscivo dalla chiesa incrociai un vecchio dalla pelle rugosissima che mi disse: "Ciao Skaip, ci si rivede finalmente!"

"Ma io non ti conosco... e poi non mi chiamo Skaip... ho usato in passato il nick Schiapp, e ancor oggi c'è chi mi chiama così, ma Skaip mai..."

"Una storpiatura avvenuta nel corso dei secoli... presto capirai..." rispose con un sorriso enigmatico sulle labbra.

"Pensando che fosse un po’ tocco, non feci caso e tirai dritto verso la chiesa.

Ma quella notte...

SECONDO CAPITOLO

Cap.2 - Paragrafo 1: La rivelazione

Quella notte non riuscivo a dormire... pensavo alla precarietà della vita umana... a come un attimo prima si è felici e un attimo dopo disperati... pensavo al senso della vita e della morte... al futuro riservato a Tista e Teresa, ipotecato dall'AIDS, a Sveno e alla sua perdita, a Gosha e al fatto che non avrei più avuto un cavallo così... mi rigiravo sul mio pagliericcio pensando che l'aver ucciso un uomo non mi aveva creato particolare emozione...

Provavo un forte dolore per la perdita di Sveno e di Gosha, ma non provavo il minimo shock per aver ucciso in modo così cruento un essere umano, per quanto malvagio fosse.

"E' normale sai? Lo hai già fatto centinaia di migliaia di volte..." risuonò nella baita una voce femminile stentorea.

"Chi... chi sei?" balbettai spaventato.

"E poi hai acquisito una notevole esperienza della psicologia umana... io lo so perchè l'ho creata..."

Mi alzai sul letto cercando istintivamente qualcosa per difendermi.

"Tranquillo... sono Dio" tuonò la voce.

"Dai, fatti vedere, chiunque tu sia che non sono momenti giusti per fare scherzi idioti" replicai arrabbiandomi.

Da un angolo della stanza si fece avanti qualcuno. Al chiarore del lume vidi che era una nera, dai lineamenti molto fini e vestita con un'elegante tunica dorata.

"Seee Dio... ce l'hai almeno il permesso di soggiorno?" le lanciai una battutaccia per vendicarmi dello spavento provato.

I suoi occhi divennero rossi e mi arroventarono la fronte.

"Ho sempre pensato che Dio fosse maschio e bianco" dissi nascondendomi sotto le coperte.

"Mi meraviglio di te" rispose Dio. "Dopo 2000 anni di vite terrene in cui hai sentito ripetere che Dio creò l'uomo a sua immagine e, sapendo tu, che la culla dell'uomo è stata l'Africa, come pretendi che sotto i raggi del sole africano io potessi creare uomini biondi e con gli occhi azzurri?!?!?" E poi la logica vuole che sia la donna che ha il dono di generare nuova vita.

Risposi: "duemila anni? Veramente ne ho poco più di cinquanta e..."

"Basta parlare! E' venuto il tempo di agire!" tuonò Dio. "Ora ti restituisco la memoria di ciò che eri e ciò che sarai, così ricorderai cose che non basterebbero 200 milioni di anni a raccontare!"

E alzata la mano destra la pose sul mio capo.

Mi sentii strano... mi parve di vedere nella mia mia mente un film rapidissimo... una storia di ere geologiche rivista in un flashback di pochi secondi... mi sentii crescere ed espandere fino a ricomprendere in me l'universo intero.

Guardai nuovamente Dio e vidi che al suo fianco era apparsa una donna araba bellissima che poteva avere la mia età e che brandiva con fierezza due spade.

"Bentornato Skaip! Inutile dire che mi sei mancato! Eccoti Uter, la difesa di Dio" e mi porse una delle due spade.

"Lucy" esclamai "e questa è Fer, la tua spada simbolo della giustizia di Dio!!!"

"Bene, vedo che inizi a ricordare..." disse Dio

"e non temere per Tista e Teresa... Tista non morirà di Aids e non lascerà Teresa sola... non ne avrà il tempo...!"

E un lampo di collera baluginò negli occhi di Dio... un lampo che mi fece provare un brivido intenso...

Ora che avevo di nuovo ben in mente il passato del mondo e la collera di Dio e di Lucy, sapevo bene che non era seconda a niente e che era meglio stare alla larga... altro che l'immagine di un Dio buono e misericordioso e di cherubini angelici... sicuramente ci sarebbe stato un rituale cruento...

Cap.2 - Paragrafo 2: La vera genesi

Nella mente intanto si riformulavano e riordinavano i ricordi di una vita durata milioni di anni... la vita di un angelo... l'angelo la cui spada aveva difeso per un tempo immemorabile Dio e l'intero universo con tutte le sue creature.

Ricordai che in principio era solo Dio e oltre Dio v'era solo il nulla. Poi Dio creò il cielo e la terra, la luce e le tenebre, le piante e gli animali e io e Lucy, gli angeli di Dio vegliavamo su tutte queste bellezze e godevamo della presenza di Dio. Ma venne un giorno nel quale Dio si invaghì di due evoluzioni della "scimmia" (il Neanderthal e il Sapiens) e passava tutto il suo tempo con loro e ne gioiva.

Ma l'angelo non è una macchina; per quanto diverso dalla "scimmia uomo", anch'egli prova sentimenti come la gelosia e Lucy diventava sempre più gelosa del tempo che Dio dedicava alla "scimmia" sottraendolo alla conversazione con noi angeli. Io non me ne curavo tanto e dedicavo il mio tempo ai doveri di perlustrazione e difesa dell'universo, compito impegnativo per 2 soli angeli, ma in Lucy la gelosia montava, complice il fatto che la "scimmia uomo" continuava a progredire e a moltiplicarsi, mentre gli angeli possono sì fare sesso, ma sono immutabili e sterili.

Un brutto giorno mentre Dio riposava Lucy perse il filo della ragione e presa la sua spada "Fer" iniziò a compiere la strage della "scimmia uomo". Inizio con il Neanderthal. Fù terribile... Il Neanderthal viveva in aree circoscritte dell'Europa Meridionale; lei li scovo e li passò tutti a fil di spada. Non uno solo sopravvisse. Terminato il sanguinoso lavoro con i Neanderthal, Lucy iniziò lo sterminio dei Sapiens, ma Dio fu destato dal grido d'aiuto della "scimmia sapiens" e fermò l'angelo impazzito di collera.

"Io darò all'"uomo" un'anima immortale e le anime si trasferiranno di corpo in corpo, perchè i corpi resteranno mortali, e tu Lucy, per punizione, sarai custode della stanza delle anime!!! (La stanza delle anime è quel luogo ove le anime restano in attesa di reincarnarsi tra una vita e l'altra... una leggenda ebraica vuole che il giorno che la stanza delle anime resterà vuota, quel giorno sarà l'apocalisse)" Urlò Dio fuori di sè dalla rabbia.

"Fantastico" pensai sarcastico "così mi raddoppia il carico di lavoro mentre Lucy fa da babysitter alle anime dei "sapiens"."

Passarono molte migliaia di anni. Dio trascorreva molto tempo coi sapiens nell'Eden a lui prediletto che non si trovava in Palestina, come pretende l'odierno sapiens, ma in Val Camonica, ai piedi del pizzo Badile, nella zona che oggi è ricca di graffiti camuni.

Millennio dopo millennio il "sapiens" progrediva; aveva scoperto il linguaggio, la simbologia, disegnava graffiti.

Purtroppo il sapiens scoprì il ferro e comprese che con esso poteva fabbricare armi rudimentali ma efficaci e iniziò ad avere sete di potere e iniziò ad uccidere i suoi simili per acquisire terre, armenti, donne, schiavi e ricchezze.

Tutto questo feriva il cuore di Dio che a malincuore si allontanò dalla scimmiauomo ritirandosi in val di Viso, e trasformò la valle in un Santuario.

Per un certo periodo Dio si disinteressò o almeno tentò di disinteressarsi della scimmiauomo ma un brutto giorno tanti secoli fa, non resistette ed inviò una parte di se, fra i sapiens con l'intento di farli ragionare. I sapiens chiamarono quella parte di Dio "Gesù". L'epilogo della storia del Cristo lo conoscete; quello che non conoscete è il prezzo che dovetti pagare io per questo. Quando i carnefici vollero crocifiggere Gesù, io volli intervenire, contravvenendo ad un ordine preciso di Dio ed egli per punizione mi condannò ad una vita mortale, durata per 21 secoli in molte vite umane diverse. Il giorno che Gesù salì sul Golgota scortato dai soldati romani, lo seguii con la mia spada e la stavo alzando sul centurione che poi avrebbe trafitto il costato del figlio di Dio, quando Dio mandò Lucy a fermarmi... Prima che Lucy mi trascinasse via a forza ebbi appena il tempo di guardare, per un lungo istante, il centurione malvagio; lo stesso viso dello strano tizio incontrato a Pezzo il giorno del funerale di Sveno.

Questo perchè Dio, seguendo uno strano disegno pedagogico, aveva deciso di rendere immortale il centurione assassino di suo figlio, proibendo a chiunque di fargli del male, e aveva deciso di far provare a me la vita da scimmia, in tutte le sue sfaccettature. Di volta in volta fui tiranno e tiranneggiato, vittima e carnefice, nero, bianco, giallo, ebreo. Morivo e rinascevo provando emozioni e sentimenti sconosciuti agli angeli. E in base ad uno strano senso dell'umorismo spesso ad uccidermi era proprio Centurione divenuto immortale a sua volta.

Dio pensava che ciò avrebbe allargato le mie vedute e migliorato la mia capacità decisionale di "angelo difensore dell'universo".

Quello che voi non sapete della brutta storia del Golgota è che in realtà "Gesù" il terzo giorno non riuscì a risorgere e ciò comportò per Dio la morte di una parte di se e l'elaborazione di un lutto che non gli riuscì affatto bene... e Dio mica può sdraiarsi sul lettino di uno psicoterapeuta... insomma da quel giorno sul Golgota Dio fu come... passatemi il termine... incompleta.

"Dio è stanca delle atrocità della scimmia sapiens" Mi scosse Lucy dai miei ricordi...

Mi ha dato ordine di annientarla, mentre tu vigilerai sulla situazione.

Troppe atrocità nell'ultimo secolo...

Ricordi la vita da soldato e l'uso dei gas durante la prima guerra mondiale? Ricordi lo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti durante la seconda? E tutte le atrocità commesse dalla scimmia negli ultimi 60 anni?" incalzò Lucy.

"OK OK" risposi senza convinzione. In fondo se Dio voleva sterminare la scimmiauomo non era affar mio; l'ultima volta che mi ero messo in mezzo mi era costata 21 secoli di sofferenze e di sudore.

Dio si inginocchiò e iniziò a pregare per le anime degli sciagurati sapiens, mentre Lucy affilava la sua terribile spada.

Cap.2 - Paragrafo 3: La guerra tecnologica

La scimmia aveva fatto progressi enormi nell'arte militare durante il ventesimo secolo dell'era di Cristo: armi chimiche, atomiche, intelligenti a più non posso. E non intendeva farsi sopprimere senza combattere. Per la prima volta nella storia del mondo tutte le nazioni si coalizzarono per combattere l'angelo; ci furono febbrili riunioni, conferenze, improbabili alleanze strategiche tra popoli che si erano odiati da sempre e la scimmia si sedette più volte al tavolo delle trattative con l'angelo, quasi che la scimmia potesse contrattare con l'angelo e con Dio...

Dio esitava... quella strana armonia tra i popoli dei sapiens per ottenere l'obbiettivo della sopravvivenza lo confondeva... mai era successo prima trovare tutti i potenti della terra concordi sulla strategia da seguire...

Dio mi chiese: "Tu che hai vissuto innumerevoli vite tra loro... pensi che sia sincero il loro cambiamento?"

Feci una smorfia... "Naaaa... lo fanno solo per salvare la pellaccia, perchè questo risponde a un loro bisogno... lo so che avresti voluto sentire un'altra risposta dalle mie labbra, ma credo proprio la realtà sia molto più prosaica di quel che credi"

Dio sospirò e lasciò carta bianca a quella sanguinaria di Lucy...

La scimmia voleva vivere e utilizzò tutte le armi che possedeva, in lunghe ed interminabili battaglie; incredibile come fosse dotata di un'enorme quantità di armi nucleari e convenzionali, mentre i due terzi dei suoi componenti morivano letteralmente di fame e di sete. Radunata una flotta nel mediterraneo e utilizzando gli aeroporti europei come basi d'appoggio, si scatenò una terribile battaglia sui cieli d'Italia. La scimmia usò tutto ciò che aveva a disposizione, compresa l'atomica contro l'Angelo, ma Lucy era protetta dall'aura di Dio e la sua struttura molecolare era inattaccabile dalle armi della scimmia.

L'unico risultato che ottennero le radiazioni fu di creare mostruosi mutamenti genetici in diverse specie animali: topi grandi come cinghiali, con zanne aguzze, gatti grossi come smilodonti, che iniziarono a predare gli uomini stessi.

Lucy era molto zelante nella sua opera e aveva quasi terminato la distruzione della scimmia, quando Dio decise che troppo sangue era stato versato e che la scimmia meritava un'ultima chance. Ci furono discussioni molto vivaci tra Lucy e Dio e volarono parole grosse, ma infine l'angelo distruttore accondiscese al volere di Dio e ringuainò la spada.

La scimmia si era ridotta a gruppi di poche decine di esemplari... in breve tempo i pochi superstiti persero le conoscenze faticosamente acquisite negli ultimi millenni e si ritrovarono a vivere come all'età della pietra, ma in compagnia dei terribili animali mutati dall'arma atomica.

La scimmia, da sola, si sarebbe estinta, ma Dio ebbe pietà e inviò noi angeli a presidiare un paio di villaggi di scimmie in Valcamonica e le nostre spade macellarono animali mostruosi, finchè la scimmia non imparò a fortificare i villaggi e a costruire lance e frecce in metallo. Fu, per il sapiens, tutto un faticoso riapprendere nozioni perse, dalla coltivazione dei cereali all'allevamento di animali nel corso di esistenze stentate; ma la scimmia ce la fece nuovamente.

Un giorno nel villaggio più vicino a noi una donna sapiens diede alla luce, morendo, un figlio Down. Noi angeli sapevamo che non avrebbe avuto alcuna chance di sopravvivenza in quel mondo primitivo e privo di conoscenze mediche, ma Dio, appena lo seppe, prese il bambino e un'altra donna del villaggio e li condusse con se a Viso. Iniziò a curarsi assieme a Loba, la donna sapiens, amorevolmente di Handy, (così chiamammo il bambino), sotto gli occhi incuriositi miei e di Lucy. Noi due inizialmente non riuscivamo a capire il perchè di tante attenzioni verso un piccolo di sapiens affetto da gravi tare genetiche per giunta.

Da che esiste la scimmia ogni sua organizzazione sociale ha emarginato, cancellato, annullato gli handicappati... ai tempi di Sparta venivano gettati dalla rupe tarpea, in altre antiche civiltà venivano annegati; secondo il diritto greco e romano era un dovere genitoriale liberarsi di un bambino deforme usando l'infanticidio... Ma anche in epoche più recenti, durante il nazismo, le creature imperfette erano destinate a un'implacabile soppressione... E l'uomo era una creatura di Dio e noi angeli credevamo che questo imprinting su come trattare l'handicap fosse condiviso da Dio... Ed ora Dio in un clima ostile si prendeva cura di Handy... Perchè un Dio che ama la scimmiauomo e l'ha creato a sua immagine e somiglianza permette la nascita di bambini handicappati? Che senso ha il dolore di questi innocenti? Quali colpe hanno commesso per essere puniti?

Lo chiedemmo a Dio... sorrise ma era un sorriso tormentato. "Ricordate Gesù? La sofferenza che lui ha dovuto accettare per salvare la scimmiauomo la rivedo oggi nella carne di Handy, un bambino innocente segnato fin dalla nascita da questo dolore... se potessi far rinascere oggi Gesù, nascerebbe come Handy...

Lucy mi chiese che ne pensavo...

Risposi che secondo me Dio dalla scomparsa di Gesù aveva dentro di se un materno invadente che la costringeva a occuparsi di una sofferenza e di un dolore non suo, un dolore dell'uomo, dolore che in fondo a lei non competeva e lo faceva per una sua proiezione... E poi quanto realmente soffriva Handy? Ne aveva realmente consapevolezza? Non avrei mai accettato che Dio traslasse su di me questo dolore di competenza dell'uomo, di cui in fondo non conosceva l'entità, ma siccome Dio riusciva comunque a sorridere e a funzionare la cosa non mi disturbava affatto.

Lucy si adeguò al mio pensiero.

TERZO CAPITOLO

Cap.3 - Paragrafo 1: Il ritorno

Da alcuni giorni io e Lucy avvertivamo una sinistra presenza in valle di Viso. Ci sentivamo come spiati, osservati da occhi ostili, pericolosi.

Avevamo moltiplicato i giri di perlustrazione, finchè una sera Lucy tornò con la prova che uno dei nostri incubi peggiori era tornato: la testa mostruosa di un angelo nero di Golin.

Esistono molti universi e negli universi esistono molti Dei, alcuni buoni, altri feroci e sanguinari. Golin era uno dei peggiori. Affetto da nevrosi, da deliri di onnipotenza, dalla voglia di conquistare interi universi e di schiavizzarne gli abitanti, non era la prima volta che aveva mandato i suoi angeli neri, mostruose creature mutanti, un tempo dinosauri e ora simili a uomini con teste taurine, a conquistare la terra.

L'ultima volta era stato durante l'era dei dinosauri. Le teorie degli uomini sull'estinzione dei dinosauri... il meteorite, il cambiamento della temperatura, i mammiferi che mangiavano le uova dei dinosauri... tutte errate. La quasi totale estinzione della vita sulla terra di molti milioni di anni fa, quando ancora la scimmia/uomo era solo nella mente di Dio, fu dovuta ad una terribile battaglia che vide me e Lucy da una parte e i T-rex, gli angeli neri di Golin dall'altra.

Fu uno scontro terribile, ma Dio ci aveva concepiti e creati come stupende macchine da guerra e dopo un'inenarrabile ecatombe, Golin, con pochi e terrorizzati angeli neri superstiti, fuggì via verso luoghi infernali, ma giurò vendetta.

I resti di quei terribili dinosauri carnivori dai denti aguzzi... beh sono serviti per consentire ai piccoli mammiferi primitivi di vivere... non stareste leggendo questo libro se le spade mia e di Lucy non avessero lavorato a ritmi da mattatoio.

Ma gli Dei mantengono sempre le promesse.

Golin non aveva dimenticato il suo desiderio di vendetta e di rivalsa contro Dio e con qualche migliaio di angeli neri era tornato sulla terra per ucciderne la padrona e reclamare il possesso del pianeta.

Il guaio è che Lucy nella colluttazione con l'angelo nero, prima di reciderne il mostruoso capo era rimasta ferita ad un fianco e aveva perso molto sangue.

"Domani Golin e i suoi angeli neri ci attaccheranno e tu dovrai difenderci da solo" mi disse Dio quella sera. "Lucy è troppo debole per combattere e se la mando in campo morirà. Ti darò la mia aurea per proteggerti e potrai usare anche la sua spada."

Annuii. Ricordavo passate battaglie protetto dall'aura di Dio, una sorta di corazza invisibile, battaglie che avevano fatto uscir di senno angeli nemici rotti ad ogni combattimento.

"Voi nascondetevi nelle gallerie di Pirli... dalla baita della Tonina si diparte un dedalo di gallerie... dovrebbero essere ancora in piedi." Dissi a Dio. Ricordavo di aver vissuto la prima guerra mondiale come alpino sul fronte del Montozzo e dell'Albiolo e sapevo che dietro le baite di Pirli c'era un posto di osservazione con sotto un lungo tunnel costruito per ospitare le masserizie necessarie durante i lunghi inverni.

Fu la volta di Dio di annuire.

Cap.3 - Paragrafo 2: La battaglia

Un'alba cerulea mi vide il mattino dopo piazzato, con le spade sguainate, nel mezzo della val di Viso. L'aria aveva un odore frizzante, nè un capriolo, nè una marmotta erano in giro, per quello speciale istinto che hanno gli animali nel percepire da lontano l'odore della morte. I rari abeti presenti nella valle si agitavano sotto il vento, quasi volessero strapparsi le radici per allontanarsi e non vedere. Io avevo dentro di me una calma strana, quasi l'aurea di Dio funzionasse come un potente oppiaceo e avevo tutt'altra idea che rinunciare a vivere. Se doveva accadere il peggio avrei venduto a caro prezzo la pelle e mi sarei portato dietro Golin.

Di colpo le creste delle montagne che incorniciavano la valle brulicarono di angeli neri muggenti e in mezzo a loro Golin.

"Dov'è la tua Dio?" urlò Golin "dille di arrendersi e le farò salva la vita".

"Chissà perchè non ci credo" risposi sarcastico "E comunque è presa da cose più importanti che occuparsi di te" risposi e senza degnarlo d'altre parole alzai le spade.

Con un urlo disumano gli angeli neri si lanciarono giù per i ripidi pendii. Io ascoltavo il mio cuore battere sempre più rapidamente, l'adrenalina saliva a mille, le mani stringevano nervosamente le spade. "Uter e Fer non traditemi" pensai.

E poi non ebbi più tempo per pensare.

La battaglia avvampò e gli angeli neri cadevano urlando di dolore e di terrore colpiti dalle implacabili lame, che parevano avide di sangue. Molte ore passarono... venni colpito più e più volte e ogni volta alla vista del mio sangue gli angeli neri rinnovavano i loro assalti convinti di avermi battuto, ma l'aura di Dio, pur indebolendosi, faceva il miracolo, restituendomi energia e sanando all'istante ferite che parevano mortali.

E venne la sera, gli angeli neri fuggirono nuovamente verso altri universi dopo aver lasciato molte vite in val di Viso.

L'erba quasi non si vedeva, coperta di cadaveri e il torrente aveva mutato il suo colore in rosso cupo. Un odore terribile appestava l'aria... un odore tristemente noto alle mie narici.

Di colpo avvertii tutta la stanchezza per l'immane sforzo quando un rumore alle mie spalle mi fece girare di scatto. Era il vecchio pazzo, il centurione che si inginocchiò davanti a me e mi implorò: "Uccidimi! Hai ucciso tanto oggi che una vita in più non ti peserà sulla coscienza."

Abbassai la spada.

"Dio ti ha perdonato da molto tempo, perchè non provi a perdonarti anche tu? E invece di chiedermi altro sangue portami a Pirli che ho bisogno di cure o sarò io a morire" e svenni cadendo pesantemente a terra.

Incubi terribili accompagnarono il mio sonno e mi risvegliai agitato dopo non so quanto tempo.

"Calmati, è tutto a posto" mi disse sorridente Lucy che mi stava vegliando.

"Quanto ho dormito?" le chiesi.

"Tre giorni e tre notti di fila" rispose

"E gli angeli di Golin?" incalzai

"Hai fatto un buon lavoro, tutti fuggiti quelli che avevi risparmiato... ne erano rimasti alcuni sulla terra, ma ho già provveduto io" replico Lucy. "Dio e tutti noi altri siamo fieri di te..."

Uscii dalla baita con passo incerto. Dio era fuori e stava giocando con Handy.

Loba mi corse incontro, mi abbracciò e mi baciò. "Grazie" mi disse.

Era la prima volta che una sapiens mi baciava da quando ero tornato nella mia consapevolezza di angelo e la cosa mi diede una piacevole sensazione.

Dio sorrise e venne a poggiarmi una mano sulla spalla.

"Mai più" le dissi guardandola negli occhi, "mai più voglio la responsabilità di una simile carneficina..."

"Avevi forse scelta?" rispose Dio "E in futuro avrai scelta? Lo hai fatto per salvare loro" disse indicando Loba e Handy "e per me e per Lucy e..."

"Non ce la faccio più a vivere con la consapevolezza che posso uccidere tutto ciò che mi si avvicina" risposi.

Sapevo che aveva ragione, ma le mie dinamiche psicologiche si rifiutavano di farmi fare nuovamente ciò per cui ero stato creato: uccidere per difendere.

Cap.3 - Paragrafo 3: L'Amore

Trascorse un periodo tranquillo... io mi occupavo dei miei cavalli arabi aiutato da Centurione che nei 2000 anni della sua vita aveva accumulato notevole esperienza con detti animali.

Handy passava il tempo giocando con Dio e venendo a cavallo e a caccia con noi.

Tutti eravamo felici che nonostante il suo handicap imparasse a fare bene tante cose.

Senza esserne coscienti noi angeli iniziavamo ad amare il cucciolo di sapiens.

Ma di notte sogni orribili mi tenevano compagnia, sogni che terminavano in un brusco risveglio mentre mi guardavo le mani sporche di sangue.

Un giorno mentre passeggiavo con Dio nella valle degli Orti le dissi dei sogni e che non volevo più uccidere nessuno per nessun motivo. Dio restò pensierosa per qualche istante e poi mi disse... "Va bene... creerò un nuovo angelo, Jacobs, un'angelo ebreo - per par condicio visto che tu sei cristiano e Lucy musulmana - e tu gli insegnerai a maneggiare la spada. Quando sarà pronto, lui prenderà il tuo posto e tu potrai dedicarti ai tuoi hobby o a quel che diavolo vuoi... sei un po' riottoso ma mi hai servito fedelmente nei momenti cruciali in queste ultime ere..." e mi abbracciò.

Il tempo scorreva sereno... Passavo parte della giornata ad addestrare Jacobs nell'uso della spada, un minimo di tempo a cacciare per procacciare il cibo e il resto del tempo in mezzo ai cavalli...

Centurione aveva la mia stessa passione per i cavalli. Avevamo messo in piedi un piccolo allevamento di cavalli arabi e passavamo le giornate ad addestrarli e accudirli. Il capobranco era uno stallone grigio molto somigliante a Gosha, superbo e leggero nei movimenti... credo che il cavallo sia stata la miglior creazione di Dio.

Spesso Loba portava Handy nella valletta degli Indiani, in fondo alla valle degli Orti, dove tenevamo i cavalli a vedere cosa facevamo io e Centurione con loro.

E Handy imparò presto a strigliare e montare in sella... La cosa che più mi impressionava era il fatto che cavalli focosi e impegnativi come lo stallone grigio, mentre facevano sudare sette camicie a me, si comportavano come agnellini appena in sella mettevo Handy; sembrava quasi capissero la sua condizione di non perfezione fisica e volessero aiutarlo... fargli godere l'esperienza senza fargli del male... peccato che Dio non avesse concesso a noi angeli di poter colloquiare con gli animali... chissà quanto avremmo potuto imparare...

Le visite di Loba e Handy divennero sempre più frequenti finchè un giorno Centurione mi disse: "Sei cieco Skaip o fai finta?"

"Uh?" risposi.

"Non vedi con che occhi ti guarda Loba? Mi sa che ha preso una cotta per te..." disse Centurione e sorrise...

Io deglutii con un po' di imbarazzo... le mie impalcature mentali mi avevano sempre impedito di pensare alle sapiens dal punto di vista fisico o affettivo... gli angeli con gli angeli e le scimmie con le scimmie era la mia morale... Certo che a restar con gli angeli non c'era molta scelta... Da qualche centinaio di milioni di anni solo Lucy, una femmina stupenda, ma irascibile e freddina... Insomma per dei minuti che a me parvero secoli ci fu in me una lotta titanica tra il voler restare ciò che ero e il volermi evolvere seguendo il mio cuore... infine decisi la via del cuore... o del sesso... o di entrambe le cose... fate voi.

Guardai Loba... qualche anno in meno di me e un fisico asciutto, muscoloso e flessuoso al tempo stesso, con un seno perfetto e due glutei da mozzare il respiro... Non dissi nulla... non c'era bisogno di parlare...

Quella sera finito di sistemare i cavalli nel recinto, Centurione si mise sulle spalle Handy e se ne andò... io restai solo con Loba nella valletta piena di abeti... la luna piena rischiarava la radura e io e Loba ci sedemmo sul tappeto erboso in riva al Frigidolfo.

"Sono fiero di come stai tirando su Handy" le dissi... finchè al mondo esisteranno donne come te ci sarà sempre speranza..."

"Se non ci fossi tu nulla esisterebbe" rispose Loba guardando affascinata i mulinelli creati dalla corrente del Frigidolfo.

"Non esisterebbe Handy e neppure io" e mi guardò coi suoi grandi occhi marroni profondi più di un oceano.

Parlammo a lungo di noi... di ciò che eravamo e di ciò che avremmo voluto essere finchè ci ritrovammo senza accorgercene una nelle braccia dell'altro. La sua pelle era morbida, profumata, invitante e facemmo l'amore... lo facemmo in molti modi che non avevo mai conosciuto, con un trasporto e una tenerezza mai provati, sconfinando in un mondo ove le nostre parti istintive respiravano la stessa aria...

Ad un certo punto ebbi la sensazione che fossimo due lupi che si amavano nella radura e le mostrai la gola in segno di fiducia e sottomissione... Un attimo dopo un fruscio di rami calpestati mi fece girare verso gli alberi. Al limitare della radura 2 lupi, un maschio e una femmina ci stavano osservando... ebbi la sensazione di essere venuto in contatto con la parte animale dell'angelo... i lupi mi guardarono e parvero annuire per poi scomparire trotterellando nel boschetto.

I lupi che nelle vite terrene tante volte erano venuti a turbare i miei sonni di bambino questa volta erano amici... erano parte profonda di me.

Non so quanto tempo passammo abbracciati a guardarci negli occhi per leggervi la felicità che vivevamo; so soltanto che avevo fatto la mia scelta e quando allo spuntar del sole ci riavviammo verso casa, camminando dietro Loba, avevo la sensazione che sotto i suoi folti capelli castani ci fossero 2 orecchie aguzze...

La nostra notte fuori casa non era sfuggita agli altri abitanti della valle... Dio, Lucy si erano accorti e si sarebbero accorti nei giorni a venire di sguardi troppo intensi, di passeggiate mano nella mano, ma in fondo rispettavano la nostra privacy.

continuerà...




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